SI INTRAVEDE LO SPIRAGLIO - ASPETTANDO IL FILMFESTIVAL DELLA SALUTE MENTALE

 

UN GIORNO ALLA VOLTA, CARMELO SEGRETO, 2018

 

"Un Giorno alla Volta, seppur ambientato nelle prime settimane del 2018, potrebbe essere tranquillamente collocabile in queste settimane del 2020, così drammatiche e uniche. Tuttavia le paure di Gregorio di uscire di casa non avevano a che fare con il Covid19, bensì con una forte depressione che gli impediva di vivere una vita normale."

MOKUSATSU, NOUR GHARBI, 2015

 

In questi giorni di isolamento dovuto al COVID-19, ho pensato di riproporvi un mio precedente lavoro, “Mokusatsu”, un corto che si svolge all’interno di un unico ambiente e che tratta in maniera trasversale del tema dell’isolamento.

“Mokusatsu” è una parola giapponese che sta per “ignorare” o “trattare con tacito disprezzo” ed è composta da due kanji: 黙 (moku, letteralmente silenzio) e 殺 (satsu, letteralmente uccidere). 

Concepito per omaggiare il cinema classico giapponese, un cinema che ha avuto un forte impatto su di me, “Mokusatsu” è una love story che intende evidenziare, attraverso determinate dinamiche nella coppia, i risvolti psicologici connessi alla consapevolezza della propria mortalità. 

In “Mokusatsu”, la malattia è come una campana che riporta la mente al corpo. Quando mente e corpo sono unificati, all’improvviso ci troviamo nel qui e ora, pienamente consapevoli del proprio destino. Nel momento in cui squilla il telefono, una rottura avviene nell’anima del protagonista. Condannato, Takashi sceglie di rinchiudersi nel silenzio. Una scelta che viene percepita da sua moglie, Keiko, come un’offesa, ma che in realtà racchiude in sé le diramazioni di un amore profondo. 

Per me l’amore vero è incondizionato, senza limiti, il che significa essere pronto a tutto per l’altro. Solo sacrificandoci possiamo esprimere l’affetto che ci lega ad una persona. Con questo non intendo per forza offrire in sacrificio la propria vita, nella quotidianità può anche voler dire fare concessioni o fare rinunce per il benessere dell’altro. È ciò che ho voluto esprimere attraverso l’epilogo del corto in cui vengono alla luce le vere intenzioni di Takashi, illustrando così un essere profondamente umano che, nonostante il dolore e le paure, riesce a sottrarsi completamente per la sua amata.

Dopo un po’ di tempo iniziamo a dare per scontato ciò che siamo abituati ad avere intorno, soprattutto le persone. Finiamo per dimenticare quello che abbiamo e trascurare quello che amiamo. Il giardino occorre coltivarlo affinché rimanga sempre fiorito; occorre dedizione, impegno e fatica affinché guardando quella persona che dorme accanto a noi, possiamo ricordare quanto siamo fortunati. Essere isolati oggi, più che una condanna, credo che sia un privilegio, un’opportunità per capire il vero valore degli esseri che abitano le nostre case. 

Spero che gradirete il mio cortometraggio e che potrà in qualche modo farvi riflettere su ciò che stiamo vivendo adesso.

 

Buona visione.

Nour Gharbi

INTERVISTA AD EMILIANO DANTE

 

"Emiliano Dante (L'Aquila, 1974) ha partecipato due volte allo Spiraglio Film Festival vincendo nel 2016 con il film Habitat - Note personali il Premio “Jorge Garcia Badaracco – Fondazione Maria Elisa Mitre” al miglior lungometraggio.

Nei suoi lavori porta avanti un'idea di autorialità radicale, realizzando personalmente tutte le componenti artistiche (sceneggiatura, montaggio, musica, fotografia e animazioni). Ha esplorato con originalità ed efficacia gli aspetti del disagio mentale legati al terremoto dell’Aquila: privazioni, alienazione e precarietà assoluta di una comunità colpita duramente nel corpo e nello spirito.

Ha accettato di realizzare con noi questa intervista in cui racconta il suo punto di vista sui temi dell’isolamento, delle relazioni umane, del futuro."

Retrospettiva dedicata alla salute mentale

(ogni settimana selezione di film reperibili sulle principali piattaforme di streaming a cura di Jacopo Mosca con commento di Federico Casamassima)

shutter island, 2010 (netflix + sky cinema on demand)

Tratto dall’omonimo romanzo di Dennis Le hane , il film si snoda tra la realtà (vera o presunta) dell’isola del titolo, dove si staglia impetuosa la clinica psichiatrica Ashecliffe, una sorta di Alcatraz dei disagiati, dove il regista Scorsese usa sapientemente tutti gli elementi narrativi (le inquadrature dal basso verso l’alto del personaggio Teddy Daniels alias Leonardo Di Caprio, le atmosfere cupe con il cielo plumbeo, i corridoi bui con la luce che va e viene, la scala a chiocciola, i flashback continui). Un giusta dose tra sogno e realtà, in cui il confine diventa labile e quasi impossibile da distinguere, proprio come suggerisce il titolo del film, anagramma di ‘truths and lies’ (verità e bugie) e ‘truths/denials (verità/negazioni).

I FILM CONTAGIOSI

(a cura di Franco Montini, direttore artistico del Festival, e montaggio di Nicola Ferri)

 

Visionario, apocalittico, quasi profetico, il cinema ha raccontato, con toni quanto mai esasperati, l’atmosfera di questi giorni, con film centrati sulla diffusione di epidemie destinate a cambiare le sorti dell’umanità. Il quadro che emerge dai numerosi film centrati sulla diffusione di contagi di vario tipo è molto più preoccupante della realtà che stiamo vivendo, perché il catastrofismo è uno spettacolare elemento di richiamo a cui il cinema ha fatto ricorso fin dagli albori, e tuttavia la visione di queste opere può svolgere una funzione catartica ed esorcistica utile a combattere la depressione da isolamento sociale.

Se nei film ambientati al passato, “Nosferatu” di Murnau, 1922; “Il settimo sigillo”, di Ingmar Bergman, 1957; “Morte a Venezia” di Luchino Visconti, 1971, a determinare il contagio sono malattie ben note e conosciute, la peste nei primi due casi, il colera nel terzo, nei film sul presente le epidemie sono misteriose. Per ciò che riguarda la contemporaneità, sono da segnalare in particolare due film: “Virus letale” di Wolfgang Petersen e “Contagion” di Steven Soderbergh. Il primo, realizzato nel 1995, racconta di una misteriosa epidemia scoppiata in Africa, ma destinata a propagarsi rapidamente su tutto il pianeta, favorita anche dal fatto che le autorità militari americane tengono nascosto il vaccino, che potrebbe arrestare il contagio, per continuare a svolgere una serie di esperimenti sulle armi batteriologiche. E così la lotta contro il virus affrontata coraggiosamente da scienziati, medici e virologi diventa particolarmente ardua. In “Contagion” del 2011, l’epidemia ha origine a Hong Kong e approda successivamente negli Usa, trasportata da una manager in carriera. In questo caso, con inquietante somiglianza con la realtà dei nostri giorni, la pandemia attacca il sistema respiratorio e, proprio come oggi, anche se non mancano persone dotate della capacità di restare immuni, nell’attesa della scoperta di un vaccino, l’umanità è costretta all’isolamento sociale.

I due film citati sono quelli più realistici, ovvero dotati di un minimo di credibilità per così dire scientifica. La maggior parte delle pellicole “contagiose” sterza, infatti, verso il thriller puro e l’horror. E’ il caso di opere raffinate e interessanti da un punto di visto cinematografico, ma decisamente fantasiose. Si possono citare “L’esercito delle dodici scimmie” di Terry Gilliam, 1995, dove si immagina che in un prossimo futuro, la storia è ambientata nel 2035, in seguito ad una pandemia che ha provocato la morte di cinque miliardi di uomini e donne, i pochi sopravvissuti siano costretti a vivere sottoterra. “28 giorni dopo” di Danny Boyle, 2002, dove l’epidemia trasforma l’umanità contagiata in zombi o ancora “Snowpiercer” di Bong Joon-Ho, 2013, dove, in conseguenza di una catastrofe ecologica che ha trasformato il pianeta in un immenso ghiacciaio, si vive su un treno in perenne movimento, rigorosamente suddiviso per classi sociali. Minimo comun denominatore dei film “contagiosi” è la descrizione di un post emergenza segnato da povertà, paranoia politica, aggressioni, violenze, rivolte. E’ qualcosa su cui vale la pena di riflettere per preparaci ad affrontare il futuro prossimo che non può e non deve coincidere con il titolo un vecchio fantasy anni ’70 di Richard Fleischer: “2022: i sopravvissuti”.

Retrospettiva dedicata alla salute mentale

(ogni settimana selezione di film reperibili sulle principali piattaforme di streaming a cura di Jacopo Mosca con commento di Federico Casamassima)

Il lato positivo, 2012 (Netflix)

"Tratto dal romanzo di Matthew Quick “The Silver Lining Playbook”, il film racconta il tema della salute mentale dei protagonisti, con toni diversi rispetto alla consuetudine cinematografica, un giusto equilibrio tra dramma e commedia, senza mai appesantire, rendendolo fluido, come l’orologio della vita che scorre, e che per i due protagonisti principali, Patrick (Bradley Cooper) e Tiffany (Jennifer Lawrence), sembra essersi fermato. Tutto questo però, fino al loro incontro, che determinerà “il lato positivo” delle loro vite, diverse certo, ma accomunate dalla sofferenza che il “vissuto terapeutico” comporta, come una ferita che non si può togliere dalla propria pelle, ma che si rimargina con il “vissuto presente” di entrambi. "

10 anni di sigle
(testo a casa di jacopo mosca e luca peluso)

Ogni anno la squadra de Lo Spiraglio crea una nuova sigla che accompagnerà le proiezioni dei film in selezione. Le abbiamo raccolte tutte per provare a raccontare lo spirito del nostro Festival. Ogni edizione è caratterizzata da un tema e per comunicarlo ci siamo fatti aiutare dal cinema. E' uno dei tanti esempi in cui il team ha la possibilità di ideare e realizzare contenuti originali. 

 

"Montare la sigla è la parte più divertente, ma anche più complicata, del lavoro che svolgo ne Lo Spiraglio. Avere un idea sul contenuto è facile; ancor più facile è pensare a scene interessanti di film famosi. Il difficile viene dopo.
Ascoltare le proposte del gruppo e condensare il tutto in poco più di 30 secondi è impossibile.
E qui viene in mio aiuto Jacopo con poche e semplici parole: taglia, taglia e ancora taglia!
Il mio percorso è cominciato a via Palestro nel 2015 dove mi hanno spiegato come accendere un computer.
L’anno successivo mi hanno chiesto di montare 3 clip per una serata speciale dello Spiraglio dedicata a David Bowie.
Ho veramente avuto bisogno dell’aiuto di tutti, soprattutto tecnicamente.

Dal 2017 sono diventato editor delle sigle."

Retrospettiva dedicata alla salute mentale 
(ogni settimana selezione di film reperibili sulle principali piattaforme di streaming a cura di Jacopo Mosca con commento di Federico Casamassima)

 

Inside out, 2015 (Netflix/Disney+)

" In questo film si coglie oltre all’aspetto tecnico, perfetto in ogni dettaglio, dalle sfere dei ricordi archiviate in un meccanismo simile ad un flipper, alla consolle ipertecnologica per il controllo delle emozioni, e via discorrendo, anche le molte citazioni cinematografiche (o cinefile ?), come le isole della personalità, sospese e divise tra loro in uno spazio abnorme nel cielo, oppure il villaggio dei ricordi da costruire come se fosse gli studios hollywoodiani con tanto di insegna all’entrata. Per non parlare poi dei sogni stessi, già prodotti con locandine dal tratto hitchcockiano. Il tutto sembra mescolato sapientemente ad incastro, con toni cromatici colorati e grigi che cambiano all’occorrenza, proprio come le emozioni correlate tra loro, pronte ad aiutarsi, quando l’animo umano ne ha bisogno. "

UNA STRAORDINARIA DECINA

A cura di Federico Russo

 

Restare a casa. E’ l’esatto contrario dello slogan con cui abbiamo iniziato questa avventura, dieci anni fa. Avevamo tanti pazienti in gamba che passavano la vita in casa. La nostra idea di riabilitazione fu da subito quella di guardare fuori. Fuori da casa, fuori persino dal centro diurno, fuori da qualsiasi luogo che tenda a rinchiudersi in sé stesso, a diventare tana, caverna, buco. Il festival doveva essere un luogo aperto, partecipato, da realizzarsi all’esterno, in una sede prestigiosa, rivolto al grande pubblico e non solo agli addetti ai lavori. Per questo si chiama Lo Spiraglio. Oggi, che stiamo tutti chiusi a casa, come mi ha detto Giuseppe, uno dei tanti utenti che hanno lavorato al festival, in una specie di Trattamento Sanitario Obbligatorio di massa, abbiamo ancora più bisogno di uno Spiraglio. Per questo ci siamo piegati anche noi al lavoro agile, abbiamo messo in campo tutta l’esperienza acquisita in questi dieci anni su file video, condivisioni, mail, chat, e abbiamo riorganizzato la squadra di lavoro del Festival per fare uscire fuori alcuni contributi del festival e per restare in contatto con il nostro pubblico.

 

Oggi doveva essere il giorno di apertura della decima edizione de Lo Spiraglio. Avremmo avuto gli studenti delle scuole romane e poi il grande gruppo cittadino di psicoanalisi multifamiliare, dove si incontrano le storie più dolorose ma anche di successo, dove le persone parlano dei fatti più intimi di fronte a tanta gente. Oggi avremmo cominciato le proiezioni di tanti film che hanno accompagnato il nostro inverno, durante le selezioni. Perché anche questo anno di film ne sono arrivati tanti, bellissimi, struggenti, appassionati. In questi giorni avremmo stretto centinaia di mani, scambiato abbracci, bevuto decine di caffè, chiacchierato con gente diversa che, in qualche modo, è accumunata da una idea di salute mentale in campo aperto. Avremmo parlato con Saverio Costanzo, con Franco Montini, con Jacopo Mosca, con il pubblico, con tanti autori che avrebbero attraversato i cieli per venire al MAXXI ad incontrarsi e a scambiare visioni. Avremmo visto alla serata di premiazioni il cortometraggio che Nicola Ferri ha montato raccogliendo le immagini di 10 anni di festival. Con un pò di magone invece restiamo a casa, speranzosi che la nuttata ha da’ passà, che i musei tornino aperti e pieni di gente, che il festival possa riprendere la sua delicata marcia verso la luce. La nostra sigla di questo anno era ispirata al salvataggio. L’aveva proposta Jacopo quando nessuno s’immaginava che ci saremmo sentiti tutti così fragili, in mano a pochi salvatori, medici, infermieri, operatori sanitari, amministrativi, addetti alle pulizie (perché tutti dimenticano che un ospedale ha bisogno di tante figure professionali?) che dedicano la loro vita alla salute della collettività.

UNO SPIRAGLIO TRA LE NUVOLE. E IL FESTIVAL PRENDE IL LARGO

(Testo a cura di Arturo Bernardini)

Durante il primo incontro con tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione della IX edizione de Lo Spiraglio Filmfestival, operatori, utenti, professionisti della comunicazione, si percepiva una considerazione non espressa che era però nella testa e sulla bocca di tutti: la decima edizione. Una volta verbalizzato il pensiero comune, i ricordi, gli aneddoti, le persone si sono materializzate nelle parole dei presenti. “Ci ricordiamo da dove siamo partiti?”. Ogni edizione ha rappresentato una nuova partenza, mai un arrivo, ha rappresentato l’ evoluzione dell’approccio alla salute mentale, ha rappresentato il desiderio, l’impegno, la maturità nel descrivere personaggi, situazioni, realtà ogni anno più mature, più consapevoli che nell’universo della salute mentale tanto c’è da fare e da scoprire.
I ricordi sono un luogo che si può visitare ma non ci si può fermare. La sosta non può, e non deve, ostacolare il progetto di crescita di ognuno. Non può impedire che le risorse che vengono messe a disposizione, per le proprie competenze e specificità, risultino inutilizzate.
Facciamo un giro nei ricordi più lontani di questa esperienza. Esperienza nata dall’esigenza, quasi visionaria, che crede vere o possibili cose irrealizzabili e creative, di gruppo che ritiene non ci sia solo un ambito per parlare di salute mentale. Non c’ è solo il punto di vista tradizionale per affrontare un mondo che ha sfaccettature, approcci, e soluzioni che attengono a ciascun individuo.
Lo Spiraglio Filmfestival è immaginato nel centro Diurno Palestro come progetto di cultura e promozione della salute dove lavorano operatori della salute mentale, utenti, esperti e volontari, ognuno con il suo contributo, tecnico ed umano. Il percorso riabilitativo è fatto di stage formativi dove è prevista l’acquisizione di conoscenze che, messe insieme, compongono un variegato puzzle le cui tessere formano un quadro generale comprensibile e fruibile.
Perché il cinema ? Perché il cinema apre la mente, perché il suo sguardo è panoramico, rispettoso, coraggioso e attento. Ognuno ne ricava idee proprie senza pretendere che la propria personale riflessione sia migliore di un altra. Nel 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ci ricorda che “non c’è salute senza salute mentale” (no health without mental health). E’ il contributo di obiettivi, di idee, di persone che hanno reso possibile realizzare “Lo Spiraglio Filmfestival”.
Nel progetto, visionario e virtuoso sono presenti anche le Istituzioni, sanitaria e sociale, rappresentate dalla ASL Roma 1 e da Roma Capitale Assessorato alla Persona Scuola e Comunità Solidale che sostengo il benessere della collettività sostenendo l’iniziativa.
Ancora non sappiamo perché il Filmfestival prende il nome de “Lo Spiraglio”.
Ritorniamo brevemente ai ricordi. In occasione di un soggiorno riabilitativo in barca a vela utenti ed operatori si trovano a discutere che nome dare alla iniziativa festivaliera che ormai era il pensiero fisso di tutti. Durante la notte pochi resistono al sonno tranne alcuni operatori ed un utente disinteressato alla discussione e al quale viene chiesto cosa stesse guardando. La risposta: “uno spiraglio tra le nuvole”. La riflessione dell’utente viene proposta in assemblea al Centro Diurno Palestro, poi approvata.
Nasce la prima edizione de “Lo Spiraglio” Filmfestival.

si intravede lo spiraglio - aspettando il filmfestival della salute mentale

Anche Lo Spiraglio, Filmfestival della salute mentale, è stato costretto a rinviare le date di svolgimento della X° edizione, prevista dal 3 al 5 aprile. In attesa di poter stabilire le nuove date, a partire dal 31 MARZO, con appuntamenti bisettimanali ogni martedì e venerdì, Lo Spiraglio ha deciso di pubblicare in rete una serie di materiali – informazioni, interviste, incontri con gli autori, video, cortometraggi, riflessioni sull’ attualità – per prepararci al nuovo appuntamento.
#staytuned #31marzo

© 2019 by SpiraglioFilmFestival

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